Il Carnevale in Sardegna

Una folla di persone lungo le vie di un paese con le case di pietra e persone con cappotti di orbace di colore nero con cappuccio.

Scritto da Annamaria Mureddu

Sono una guida turistica abilitata, amo la mia Sardegna e se vuoi posso raccontartela.

Scritto il 6 Gen, 2023

Il Carnevale utilizza la tecnica teatrale del mondo rovesciato per ribaltare ruoli, gerarchie e forme della vita quotidiana attraverso maschere e travestimenti. In genere burlesco, trionfo di maschere e carri allegorici, il Carnevale può avere anche risvolti più drammatici. È questo il caso del Carnevale sardo, meglio noto con l’appellativo Carrasecare o carrasegare – “carre ‘e segare”, cioè carne umana da lacerare, da smembrare –  nel quale non mancano le vittime sacrificali, forse residui di antichi riti pagani.

Carrasecare

Il Carrasecare si festeggia nei diversi centri tra il Natale e la Pasqua. Ha inizio con la festa di Sant’Antonio Abate tra il 16 e 17 gennaio. Infatti, Sant’Antoni de su fogu è il Prometeo della tradizione sarda: è colui che rubò il fuoco dall’inferno per regalarlo agli uomini. Sant’Antonio riuscì, infatti, a entrare all’inferno grazie all’aiuto del maialino che sempre lo seguiva, e così a rubare le scintille del fuoco.

In tutto il periodo compreso entro queste date, negli ultimi giorni di ciascuna settimana, nelle domeniche, il giovedì grasso e negli altri giorni di festa si svolgono le manifestazioni tipiche del Carnevale. Esse consistono tradizionalmente in balli, maschere, questua, banchetti e bevute.

In passato l’attività prevalente era il ballo, coinvolgeva tutti senza distinzione d’età e condizione sociale. A prendere l’iniziativa erano particolari categorie, gli scapoli o gli sposati, o i signori o i servi. Le feste finivano con l’attirare l’intera comunità, nel quale emergevano gioia, desiderio di lasciarsi indietro l’inverno e davanti la speranza di una buona annata.

Per terra circolo di campanacci, dietro, sopra una balla di fieno coperta da un tappeto a fiamme di Nule, machere del Carnevale.
Ottana

La maschera

Altro importante aspetto erano le maschere. Il termine “maschera” deriva, probabilmente, dal latino medioevale màsca – da una voce preindoeuropea masca, fuliggine, fantasma nero ‘strega’ – Alcuni studiosi, inoltre, propongono una derivazione dell’etimo dall’espressione araba maschara o mascharat, che suggerisce una buffonata, una burla. Altri ancora, vedono un possibile accostamento al termine pregallico baska, da cui nasce il verbo francese rabacher, fare fracasso. In linea molto generale, dunque, la maschera è lo strumento attraverso il quale captare la forza soprannaturale degli spiriti e appropriarsene, utilizzandola a beneficio della comunità. Essa, inoltre, è spesso associata al culto degli antenati. I soggetti più diffusi sono quelli antropomorfi o zoomorfi; ad ogni modo, la maschera deve somigliare allo spirito sul quale si desidera agire, nascondendo colui che la indossa. Tuttavia, essa non è un travestimento con il quale si cerca di celare la propria identità: l’uomo mascherato non finge di essere una divinità, ma è la divinità stessa che lo possiede temporaneamente ed agisce attraverso di lui.

Sopra un banchetto di legno, un pezzo di legno viene intagliato abib
lmente per creare una maschera.
Ottana

Nella tradizione sarda quelle femminili generalmente si basavano sul contrasto ricco-povero, uomo-donna, mentre quelle maschili erano di genere più vario, riproponevano le macchiette paesane e i mestieri; vi erano poi le maschere zoomorfe (merdùles, boes, porcos) e quelle relative a personaggi fantastici (mamuthones, issokatores, thurpos).

Cibo e bevande, banchetti e bevute, sapori e profumi della tradizione sarda accompagnano il Carnevale nell’isola. Zeppole, ciambelline, chiacchere, mostaccioli, orillettas, acciuleddi, zuppa di fave e lardo, vino sono solo alcuni piatti tipici di questo periodo.

Il Carnevale oggi

La salvaguardia e la trasmissione della memoria, grazie alle organizzazioni locali, hanno prodotto una rinnovata attenzione alla specificità del carnevale sardo. Specificità che lo spopolamento, la mobilità e le profonde modificazioni del tessuto sociale provocate da industrializzazione, emigrazione e globalizzazione, rischiavano di non avere per molti più significato e scomparire. Le manifestazioni riescono a coinvolgere la comunità nello spirito di un tempo, riuscendo ad andare al di là del solo rilancio turistico.

Mamoiada, nelle vie tante persone con al centro un uomo con vestito rosso che lancia una fune.
Mamoiada

In Sardegna il Carnevale ha mille volti, per questo bisogna parlare di carnevali: quello antico dei suggestivi carnevali barbaricini, che con le loro ancestrali maschere zoomorfe e antropomorfe, le vesti di pelli di capra, orbace e campanacci, rievocano riti misteriosi, danze propiziatorie e un rapporto stretto tra uomo e animale; quello spericolato dei carnevali a cavallo, dove temerari cavalieri si sfidano in corse folli per il centro cittadino; oppure quelli irriverenti con il fantoccio di re Giorgio processato e bruciato in piazza e quelli con travestimenti, carri allegorici e simbologie.

I Carnevali

Oristano, giostra equestre della Sartiglia.

Cagliari, mascherata e rogo di Cancioffali.

Santu Lussurgiu, corsa a cavallo conosciuta come Carrela ‘e nanti.

Mamoiada, lotta tra mamuthones e issokatores.

Ottana, sfilata dei merdùles e lotta con i boes.

Orotelli, sfilata e lotta dei thurpos.

Tempio Pausania, sfilata dei carri, mascherata e rogo di re Giorgio (Ghjogliu) e della moglie Mannena.

Ghilarza, giostra de Su carruzu ‘e s’antiga.

Nuoro, sfilata dei Boes.

Fonni, sfilata degli Hurtos.

Gavoi, sa sortilla e tumbarinos

Olzai, sfilata delle tre maschere: sos Intintos, sos Murronarzos e sos Maimones.

Orani, maschere della tradizione barbaricina e Su Bundhu

Samugheo, sfilata dei maimones.

Tonara, rogo di Coli Coli.

Ovodda, maschera e rogo di Don Conte (il Mercoledì delle Ceneri).

Barumini, maschera e rogo di Pipi Patta.

Bosa, mascherata del Landaggiolu, ricerca di Giolzi e rogo finale.

Calangianus, carrasciali caragnanesu, con sfilate e offerte di vino e frittelle.

San Gavino, sfilata di carri e maschere.

Teti, sa cursa de sa pudda.

Abbasanta, giostra equestre.

Paulilatino, giostra e sfilata delle maschere.

Bibliografia:

  • ATZORI I. 2011, Carrasecare, Academia Edu
  • FLORIS F. 2007 (a cura di), La grande enciclopedia della Sardegna, voce Carnevale, vol. 2, Torino, pp. 393-395

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