Nella tradizione mitografica antica è assegnato ad un eroe, Aristeo, il ruolo di isti-tutore delle coltivazioni in Sardegna. La fonte più antica di tale tradizione, è costituita dal trattato inserito nel corpus pseudo-aristotelico De mirabilibus auscultationibus, riferito al III sec. a.C. “Si dice ancora – ai suoi tempi era stato il più esperto fra gli uomini nell’arte di coltivare i campi, fosse il signore in questi luoghi; prima di Aristeo questi luoghi erano occupati da molti e grandi uccelli”. Diodoro Siculo (storico del I secolo a.C.) conosce anch’egli la tradizione dell’arrivo di Aristeo in Sardegna e ne narra la storia. Lasciati i figli a Ceo, nelle Cicladi, l’eroe si recò in Libia, dalla madre Cirene, la quale consigliò la colonizzazione della Sardegna, isola allora bellissima ma ancora selvaggia. Fu Aristeo il primo a praticare l’agricoltura in Sardegna: nell’isola nacquero i due figli dal nome significativo, Charmo e Callicarpo, nomi cioè che richiamano gli elementi della felicità e dello sviluppo dell’agricoltura.
Una rara attestazione dell’iconografia di Aristeo coperto di api, in rapporto al ruolo di Aristeo nella produzione del miele, è documentata in un bronzetto della seconda metà del II secolo d.C. rinvenuto nell’ Ottocento ad Oliena. Il bronzo costituisce una spia di un culto diffuso di Aristeo in Sardegna presumibilmente anche in rapporto alla viticoltura e alla produzione vinaria, accanto al culto dionisiaco. Sempre Diodoro Siculo, ci dice come questo “Eroe civilizzatore insegnò agli uomini l’arte di rappigliare il latte e di farne il formaggio. Di più insegnò il modo di coltivar gli ulivi e di spremerne l’olio; finalmente insegnò l’arte di educare le api e di costrurre gli alveari, e di trarne il miele e la cera”.

Tradizioni in Sardegna
Il, vino, sin dall’età classica, risulta essere elemento fondamentale della cultura mediterranea, dotato di carattere sacro e profano. Fra i rituali di fine autunno in Sardegna, la notte delle zucche (e del vino) di Sant’Andria, merita sicuramente attenzione. Una festa popolare di antiche tradizioni pagane legata all’antico culto di Bacco, Dio del Vino. In Sardegna la notte del 30 novembre si svuotano e intagliano zucche di forme diverse, a Bono allungate, a Martis tonde,si scava la resistente buccia per ricavarne occhi, naso e bocche “da far paura” e vi si inserisce una candela all’interno, per completare l’effetto “fantasma”. Sembrerebbe Halloween ma Halloween non è, dato che la festa di origini celtiche si festeggia la notte del 31 ottobre mentre Sant’Andria si festeggia il 30 novembre a Bono, Martis, Ozieri.
A Bono e Martis, in provincia di Sassari, i ragazzi si muniscono di belle zucche e le intagliano fino a farle assomigliare a volti umani. Una candela all’interno e il gioco è fatto, sono pronte per la processione che prenderà vita di lì a breve. Dopo il tramonto i bambini, con la zucca appesa al collo, camminano per le vie del paese e al grido di «A Sant’Andria! A Sant’Andria!» bussano di porta in porta ricevendo dolci tipici e frutta secca. Ai più grandi però viene offerto un bicchiere di vino, altro grande protagonista della festa.
Fra le tante feste che si celebrano a Bono quella di Sant’Andria è senz’altro fra le più originali e le più antiche. Non esistono documenti a cui attingere, di conseguenza non si può attribuire alla festa una datazione storica. Per gli studiosi la festa di Sant’Andria è da annoverare, fra le normali feste di questua e, in quanto tale, particolarmente cara ai bambini che attendono con ansia l’ultimo giorno di novembre, data in cui la chiesa festeggia appunto Sant’Andrea apostolo e martire. In passato Sant’Andrea non deve essere stata nell’isola una ricorrenza di poco conto se si considera che nelle varie espressioni della lingua sarda il mese di novembre viene concordemente citato con il nome di “Sant’Andria”.

Nel paese dell’Anglona – Martis – ad uscire per strada, sono sempre i ragazzi e i bambini, che con delle grosse zucche, precedentemente svuotate e intagliate a forma di facce paurose illuminate da una candela all’interno, annunciano la loro presenza, quando vanno a bussare nelle case, percuotendo coperchi di pentole e mestoli a mo’ di ammonimento recitando la filastrocca:
“Sant’ Andria muzza li mani! Cantas azzolas as filadu? Battoro e tres … Muzzaredinde manos e pes! Sant’ Andria muzza li mani! Cantas azzolas as filadu? Battoro e chimbe … Sas manos tuas muzzaredinde! Sant’ Andria muzza li mani Cantas azzolas as filadu? Battoro e otto … Sas manos tuas non ti las tocco!”.
A Ozieri, nella Sardegna del Logudoro, i rituali di fine autunno per Su Trinta’e Sant’Andria sono notoriamente ispirati alla tradizione della prima spillatura del vino. Ai festeggiamenti partecipano ben 26 cantine, si allestiscono stand di prodotti gastronomici e la festa è accompagnata da canti e musica.

A Galtellì (NU), il borgo di ambientazione deleddiano, Sant’Andria è chiamato su santu e su vinu, legato al mese di novembre periodo nel quale si sturano le botti. I motivi della scelta di Andrea quale santo del vino sono tuttora sconosciuti. In effetti nella religione cristiana, Sant’Andrea, primo apostolo, martire e fratello di Pietro, è il santo dei pescatori.
Bibliografia, sitografia:
- Aa.Vv, Il vino in Sardegna.3000 anni di storia, cultura, tradizione e innovazione
- Mastino A., I miti classici e l’isola felice
- Zucca R., Il vino in Sardegna nell’antichità
- Pro Loco Bono
- Pro Loco Ozieri



