Siti, musei, luoghi della cultura, fruizione, tutela

A semicerchio pietre verticali infisse al terreno con al centro la pietra più grande centinata. Dietro la collina con i vitigni della cantina Capichera

Scritto da Annamaria Mureddu

Sono una guida turistica abilitata, amo la mia Sardegna e se vuoi posso raccontartela.

Scritto il 23 Ott, 2023

Prendo spunto da un post per ragionare un pochino di siti, musei luoghi della cultura, fruizione, tutela. Concetti di per sé complicati e da dedicarci molto tempo, cercherò di essere breve.

Nel post, durante una visita, una persona interviene per tutelare il bene pubblico (un sito archeologico) che stava per essere danneggiato, da ragazzini, oltre che, a mettere in pericolo gli stessi.

A chi spetta la tutela di un sito o museo, a chi la valorizzazione?

Come sono gestiti i siti e parchi archeologici, i musei nazionali, regionali e civici?

“Il Sistema museale nazionale è il progetto coordinato dalla Direzione generale Musei che mira alla messa in rete degli oltre 5.000 musei e luoghi della cultura italiani al fine di migliorare la gestione del patrimonio culturale” (http://musei.beniculturali.it/struttura).

“La Direzione generale Musei cura le collezioni dei musei e dei luoghi della cultura statali, con riferimento alle politiche di acquisizione, prestito, catalogazione, fruizione e valorizzazione. Sovraintende al sistema museale nazionale e coordina le Direzioni regionali Musei” (DG-MU|22/04/2020|299 – DECRETO).

Nel 2014 nascono i primi 20 musei dotati di autonomia scientifica, finanziaria, contabile e organizzativa. Nel 2016, con la seconda fase della riforma dei beni culturali, i musei autonomi diventano 30. Nel 2019 seguono altri accorpamenti e modifiche. Nel 2021 diventano 43. Da poco il Consiglio dei Ministri in via preliminare ha approvato lo schema del Dpcm con la riforma del ministro Sangiuliano, i musei autonomi diventeranno 60 (con 17 nuovi).

In poche parole i musei e siti statali sono gestiti direttamente e indirettamente, cioè affidati in gestione.

Per essere ancora più chiari, il nostro museo Compendio garibaldino è gestito direttamente attraverso la Direzione regionale Musei, sempre il nostro Museo Lamboglia è un museo civico (di proprietà comunale che a sua volta può essere dato in gestione privata), il Museo Etnografico di Nuoro e il Museo Deleddiano sono di competenza dell’ISRE (Ente Regionale), molti siti e parchi archeologici sono gestiti da cooperative.

Cosa si intende per museo

“Il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che effettua ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio materiale e immateriale. Aperti al pubblico, accessibili e inclusivi, i musei promuovono la diversità e la sostenibilità. Operano e comunicano eticamente e professionalmente e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze” ICOM 2022.

Nella nuova definizione, che va a sostituire quella del 2007, maggiore peso, hanno l’apertura al pubblico, l’accessibilità e l’inclusività.

Ancora una volta le definizioni rimangono sulla carta, in quanto in Italia i musei e siti inclusivi sono al 61,6% per quanto riguarda rampe e sollevatori, si riduce al 10,8% per disabilità cognitive, 9,5% per percorsi tattili (ISTAT 2 dicembre 2022, L’accessibilità di musei e biblioteche). Per accessibilità si intende sia l’accoglienza delle persone con disabilità (motoria, sensoriale e cognitiva), sia come esigenza che soddisfa il maggior numero di persone, dalle più semplici, come la presenza di sedute e servizi igienici (in troppi casi i veri assenti). Se a questo ci aggiungiamo l’impossibilità di raggiungere un luogo della cultura (compito che spetta anche alle amministrazioni) con bus speciali, macchine o navette la situazione diventa ancora più critica.

A chi spetta la valorizzazione

La valorizzazione del patrimonio culturale è svolta in maniera concorrente tra Stato e regione, e prevede anche la partecipazione di soggetti privati (art. 6 Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42).

Un museo, un sito devono garantire una fruizione guidata, libera e inclusiva. Siamo molto lontani da ciò, molti musei, in Sardegna come in altre parti della penisola, hanno aumentato i biglietti (soprattutto gli statali) e diminuito i servizi. Sono sempre di più i musei dove figure generiche (come guardie giurate, impiegati) gestiscono l’afflusso delle persone, fanno i biglietti, prendono le prenotazioni, con tutti i problemi che ne conseguono, ineccepibile in tanti casi, ma che sconfina nella maleducazione in altri (e qui un discorso su contratti e gestioni va affrontato seriamente).

Sono diverse le figure professionali che andrebbero prese in considerazione, in quanto ai luoghi della cultura, servono professionisti della cultura. Purtroppo oggi, sempre di più si assiste a una carenza e mancanza di personale in musei statali e regionali, a un vergognoso, in alcuni casi esorbitante, aumento del prezzo dei biglietti, al quale non ha corrisposto un adeguato miglioramento degli stipendi e delle figure professionali preposte.

A chi spetta la tutela

La tutela è di competenza esclusiva dello Stato, che detta le norme ed emana i provvedimenti amministrativi necessari per garantirla (art. 3 Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42).

Il controllo di un’area archeologica molto vasta è sicuramente anche molto complicato, si deve giustamente garantire, così come la pulizia e la manutenzione. Tutto questo dipende da accordi tra Ente gestore, Stato e Soprintendenze, dunque, sono diverse da posto a posto.

Tornando a noi come si possono evitare situazioni descritte nel post?

Maggiori fondi, investimenti, controlli e gestioni dell’Istituzione culturale, che aspirino a un bene che non è e non dovrebbe essere solo economico. Realtà positive a gestione statale o privata sono tante e tanti possono essere gli esempi. Rimane il fatto che bisogna ancora fare molto e in molti casi si è tornati indietro invece di procedere.

Fare cultura, valorizzare beni ed attività culturali, preservare e valorizzare un territorio con il suo bagaglio culturale, la sua eredità, bene specifica la parola inglese, Heritage culture, non è né semplice né facile. Non basta aprire musei, dare in gestione siti o inaugurare monumenti, e non è titolo di riuscita neanche il numero di biglietti staccati.

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