Gli antenati della fauna sarda
L’Homo Sapiens circa 10.000 anni fa in un periodo definito Neolitico, da nomade spinto a spostarsi in giro per il mondo, è diventato stanziale. Questo cambio di prospettiva è avvenuto, tra le altre cose, per un evento in particolare: la domesticazione. Il ciclo di vita di una specie addomesticata è inevitabilmente legato a quello dell’uomo che l’ha addomesticata, al punto che il processo di domesticazione può portare a cambiamenti non solo nel comportamento di una specie, ma anche nella sua fisiologia e nel suo aspetto fisico.
I primi esempi si ritrovano in un’area geografica relativamente ristretta, compresa tra la regione storica del Levante, la Mesopotamia, l’Anatolia e l’Iran. È lì che l’uomo ha cominciato a coltivare con successo lenticchie (lens culinaris), il grano (triticum aestivum e durum), il farro (triticum dicoccum), il piccolo farro (triticum monococcum), l’orzo (Hordeum disticum e vulgare), le fave (Vicia faba) e ad allevare i primi bovini, gli ovini e i maiali. L’economia produttiva fu una delle principali innovazioni dell’età Neolitica, le specie animali furono domesticate ed allevate attraverso graduali forme di selezione e controllo. Il primo animale domesticato è stato il cane già nel Mesolitico (30.000 anni fa ca.)
Le pecore (Ovis orientalis) e le capre (Capra aegagrus) domestiche e i bovini che derivano dall’uro (Bos primigenius) che vivono in Sardegna e nella maggior parte del mondo, hanno avuto origine nel Vicino Oriente. In quest’area vivevano gli antenati selvatici di pecore e capre domestiche. Nella zona della Mezzaluna fertile, comprendente parte della Mesopotamia e delle aree circostanti, si hanno indizi di domesticazione di pecore e capre già nell’ottavo millennio a.C., mentre nel settimo millennio l’addomesticazione sembra già decisamente affermata in alcune località. Le popolazioni neolitiche porteranno la fauna domestica, insieme alle altre conquiste della loro cultura, in Grecia, nell’Italia meridionale e nelle altre zone del Mediterraneo e dell’Europa. Nel Neolitico risultano allo stato domestico il cane, il maiale, la pecora, la capra e il bove. Altre specie come il cavallo, l’asino, il cammello, il gatto, i mustelidi e il pollo saranno addomesticate e diffuse successivamente.
In Sardegna
La storia del popolamento animale della Sardegna risente delle condizioni di isolamento insulare del blocco sardocorso, protrattesi per lungo tempo, isolamento solo raramente interrotto dalla formazione di ponti naturali, dovuti alle glaciazioni, che permettevano il passaggio di specie animali e vegetali dal continente. Alla formazione di un nuovo collegamento, i nuovi arrivati soppiantavano rapidamente la fauna endemica, per restare a loro volta isolati ed evolversi sul posto in modo autonomo.
Tra l’VIII e il VII millennio, giungono in Sardegna, importate dall’uomo, le principali specie domestiche: il cane, il maiale, il bove, la pecora e la capra. Le popolazioni neolitiche si insediano in un’isola quasi priva di mammiferi selvatici.
Probabilmente già nel Neolitico una parte dei maiali e delle pecore, animali ancora in una fase recente di domesticazione, sfuggono al controllo dell’uomo e tornano alla vita selvatica. Ha inizio in questo modo il ripopolamento faunistico dell’isola da parte di mammiferi selvatici.
I caprini, e soprattutto le pecore, sono gli animali sui quali si basa in gran parte l’economia del Neolitico antico in Sardegna. Le pecore sono presenti in tutti i siti più antichi e, oltre a costituire una delle basi dell’alimentazione, contribuiscono, sfuggendo in parte al controllo dell’uomo, a ricostituire la fauna selvatica dando origine al muflone sardo. Questo fenomeno del ritorno allo stato selvatico di pecore e capre neolitiche è comune ad altre isole del Mediterraneo ed è stato possibile perché questa specie di domesticazione molto recente, ancora presentava caratteristiche vicine a quelle della forma selvatica. Oggi troviamo mufloni in Corsica e a Cipro e capre molto vicine all’originale egaro a Creta.

Dopo un primo momento nel Neolitico antico in cui probabilmente le pecore venivano utilizzate solo per la produzione di carne, in seguito diventano importanti i prodotti secondari come il latte e la lana. Questo porta a una diversificazione delle età di morte: vengono uccisi gli agnelli in giovane età per favorire la produzione di latte, i giovani adulti sono abbattuti per la produzione di carne e gli individui più vecchi assicurano la riproduzione e la produzione di lana e latte.
Con l’arrivo delle pecore a vello lanoso, l’interesse si sposta decisamente verso questo tipo di produzione e la capra, soppiantata dalla pecora anche nella produzione di latte, resta un animale marginale, di abitudini frugali, rustico e quindi destinato a inserirsi in situazioni difficili o a produrre un latte più nutriente e leggero destinato al consumo dei bambini.
Il Maestro degli archeologi sardi, Lilliu, definiva il pastoralismo degli uomini dei nuraghi un genere di vita. Molto a livello archeologico nel frattempo è stato scoperto e quell’ideale che Lilliu, derivava sicuramente dalle interpretazioni del periodo, sono oramai superate. Oggi gli studi di archeometria e gli studi di archeozoologia hanno dato molta più importanza al rapporto uomo-ambiente cioè all’uomo, agli animali, al territorio e al suo interagire con l’ambiente. Da tutti questi studi l’uomo preistorico e protostorico è risultato sia un agricoltore sia un allevatore.
Rilevamenti archeologici in Sardegna
Nel sito preistorico del Neolitico antico – 5400-4900 a.C. – della grotta di Filiestru (Mara) tra i resti di pasto prevalgono gli ovicaprini. Nella grotta Su Coluru (Laerru), invece, prevalgono i bovini. Alla fine del Neolitico aumenta l’utilizzo degli ovicaprini con una produzione più differenziata, anche per il latte. Indagini su individui sepolti in fosse di periodo Eneolitico o Età del rame – 3.500-2300 a.C. – hanno evidenziato come la dieta era orientata verso un consumo di vegetali e di carni ovicaprina e/o bovina e i derivati del latte. Da numerosi siti sempre di periodo eneolitico provengono tegami con dei forellini situati sotto l’orlo, interpretati come recipienti utilizzati per separare la parte grasse del latte (caglio) dal siero.
Durante la lunga Età nuragica la lavorazione dei derivati del latte è probabile, in attesa di dati certi, che fosse una pratica consueta. L’alimentazione del bestiame domestico, bovini e ovicaprini, era di tipo vegetariano a dimostrazione di un pascolo estensivo in luoghi aperti e boscosi. Nel periodo più antico del bronzo – 2300-1800 a.C. – gli ovini erano utilizzati soprattutto per la carne e le pelli. Nel Bronzo finale – 1150-950 a.C. – si vede un utilizzo maggiore di ovicaprini. Il raffreddamento del clima accompagnato da precipitazioni porta a un cambiamento nella composizione delle faune. Prevale l’allevamento dei caprovini, con una produzione di carne e di latte. Molte le testimonianze indirette attraverso utensili, come i colatoi. Un colatoio rinvenuto a Irgoli, si suppone servisse per frangere la cagliata.
L’importanza del bestiame domestico è attestata nella bronzistica, che si sviluppa dal IX secolo a.C. Nelle raffigurazioni di animali prevalgono i bovini: il toro, ma anche gli ovini: gli arieti e i caprini. Anche le figure umane e le navicelle sono accompagnate da animali come gli ovini e i bovini. Nella ceramica alla fine del Bronzo finale inizio Età del ferro – 1150-950 a.C. – troviamo ceramiche utilizzate per il latte e i “fornelli”. Il bollilatte proveniente dal nuraghe Palmavera di Alghero ha una grande ansa, definita a gomito rovescio, poggia su un braciere che presenta un lungo manico a “bastoncello” con tre listelli all’interno.


Sappiamo che il formaggio più antico del mondo è stato rinvenuto in Cina nel deserto del Taklamakan, datato intorno al 1615 a.C., cioè a quella fase più importante del Bronzo medio – 1800-1350 – in cui la “Civiltà nuragica” si esprime in tutta la sua magnificenza.
Bibliografia:
- Aa.Vv., Ceramiche. Storia, linguaggio e prospettive in Sardegna
- Aa.Vv., Formaggio e pastoralismo in Sardegna. Storia, cultura, tradizione e innovazione
- Cocchi-Geniick D., Preistoria
- Wilkens B., Archeozoologia. Il Mediterraneo, la storia, la Sardegna



